[Archivio] Racconto - Reset
”.. ma in che modo gli scienziati hanno potuto stabilire l’eta’ della terra?” certo come incipit non e’ proprio il massimo ma cavoli ho preso ‘sto televisore Full HD e cascasse il mondo adesso VOGLIO vedere qualcosa in HD; che poi sia un documentario pazienza.
Mi alzo dal divano per tirar su pezzi di cartone e polistirolo sparsi in tutta la casa: l’emozione di aprire un nuovo gingillo elettronico e’sempre la stessa e mina fortemente la mia capacita’ di autocontrollo nell’aprire la confezione!
“..nelle profondita’ marine si aprono quindi quelli che potremmo definire squarci della crosta terrestre, dai quali fuoriesce materiale incandescente, che raffreddandosi acquista volume; questo fenomeno, nell’arco dei millenni ha comportato lo spostamento dei continenti ed e’ parte fondante della teoria della tettonica a zolle”.
Ascolto distrattamente la tv mentre, in cucina, mi preparo un po’ di latte e cereali, e sorrido cogliendo le ultime parole ripensando a quando da bambino un millennio era una settimana e temevo quella teoria, sicuro che l’Italia sarebbe rimasta schiacciata tra Africa ed Europa.
“.. torniando a noi, come la tettonica a zolle puo’ aiutarci a stabilire l’eta’ del nostro pianeta? Il meccanismo e’ molto semplice; come tutti sappiamo il pianeta terra e’ circondato da un fortissimo campo elettromagnetico, la tipica manifestazione della sua presenza e l’orientamento della bussola, la quale punta al nord magnetico. Allo stesso modo il materiale incandescente che fuoriesce, carico di materiali ferrosi, solidificandosi si orienta seguendo il campo elettromagnetico.”
Nemmeno il tempo di accommodarmi sul divano e la calda voce della voce fuori campo sortisce su di me l’inconfondibile effetto ipnotico nel quale casco sempre, potrei anche addormentarmi se non fossi rapito dalla qualita’ delle immagini, perbacco se si vede bene, questa televisione vale ogni singolo euro!
“.. gli scienziati studiando i lunghi tratti che seguono le fenditure della crosta terrestre hanno fatto un’interessante scoperta: a intervalli piu’ o meno regolari, nell’ordine di migliaia di anni, il pianeta inverte la polarita’ del campo elettromagnetico; molto di questo fenomeno rimane a noi ignoto, a partire dalle cause, fino ad arrivare alle conseguenze, non ci sono precedenti nella storia dell’umanita’, e..”
Devastante, in questa situazione, arriva alle orecchie il suono del citofono. “Diamine Veronica!”. Con tutto quello che avevo avuto da fare nelle ultime ore mi ero dimenticato che sarebbe venuta a cena.
Corro al citofono e senza nemmeno chiedere apro il portone, apro la porta e mi metto davanti all’ascensore per accogliere come si deve la mia dolce meta’. Si aprono le porte dell’ascensore e, ovviamente bellissima, vestita forse troppo elegantemente per una serata “inter nos” appare lei; la magia pero’si spezza quando dopo un bacio fuggevole mi prende per il polso e mi trascina in casa: “Voglio proprio vedere se valeva la pena spendere tutti quei soldi, o se invece, come immagino, potevi investirli per una bella borsetta di Luis Vitton”. Si volta e mi strizza l’occhio per poi lasciarmi andare e fiondarsi in salotto, mentre io vado in cucina a prendere 2 calici e una bottiglia di vino: sono proprio un “hopeless romantic” niente da dire.
“Amore! ma che bidone hai preso? non s’accende!”.
Donne.. l’antitesi della tecnologia!
“Arrivo Tesoro” afferro il vassoio con appoggiato sopra tutto il mio romanticismo e mi porto verso il salotto.
“Wow, sei proprio un Casanova sai? mi vizierai con tutte queste attenzioni, peccato che sei un po’ messo male a fortuna, hai tenuto lo scontrino vero?”, e con il telecomando ancora in mano mi indica lo schermo del televisore inesorabilmente nero.
La cosa che mi ha allarmato subito e’ che nemmeno la spia rossa del “power” fosse accesa, dopo un rapido controllo della presa mi arrendo all’evidenza, mi avevano rifilato un bidone.
Mi butto sul divano e, sconfortato, prendo distrattamente a schiacciare i bottoni del telecomando, non troppo fiducioso, in realta’, che questo porti una qualche novita’.
Veronica intando, dimostrando in un modo tutto suo attaccamento per l’elettrodomestico scassato, va a ravanare in cucina per cercare qualcosa da mettere sotto i denti: “bere a stomaco vuoto mi fa male”. Io la pensavo esattamente al contrario; mi scappa una risatina divertita, nonostante tutto.
“Amore, c’e’ qualcosa che non va, s’e’ stoppato anche il frigo!”. Eccolo, il barlume di speranza, magari e’ semplicemente caduta la corrente! Mi fiondo verso il contatore solo per subire un’altra cocente delusione: tutto a posto. Eppure..
Bussano alla porta.
Bussano?
“Alex! sono Paolo”. Il vicino.
Apro.
“Salve Paolo” del resto ha qualche anno in piu’ di me.
“Ciao, ascolta si e’ spento tutto, anche il campanello non va”
“Cavoli strano, sara’ mica il contatore generale del palazzo?”
“No ho gia’ controllato, sembra un black out bello e buono, come quelli americani”
“Speriamo non sia un’attentato!” solo Veronica poteva angosciarsi di una cosa simile, a bocca piena!
“Ma no dai, i blackout capitano; Paolo entra che ci facciamo un caffe’!”
“Sogna!”
“Perche’ Tesoro?”
“Non va nememno il gas! Hai pagato smemorato di uno?”
Ci sono quelle situazioni in cui per un motivo oscuro dentro di te scatta un interruttore, e quell’interruttore e’ quello che tiene acceso self control e ottimismo; OK in un istante mi si era spento anche quell’interruttore.
Con la fronte corrucciata apro la porta finestra del balcone. Erano le 4 del pomeriggio, e c’era il silenzio delle 4 di notte.
Quando cadeva la corrente del palazzo suonava sempre quell’odioso allarme del primo piano. Niente.
Il 12, quel dannato tram capace di fare un rumore infernale a qualunque ora, era li, fermo, in mezzo alla strada. Non che fosse strano considerato il black out, lo era pero’ che fossero fermi anche tutti gli autobus, macchine e motorini.
Non mi ero accorto che Paolo e Veronica ora fossero al mio fianco. In silenzio. Ne io riuscivo a parlare, e nemmeno qualcuno, in strada, proferiva parola. Solo sguardi sbigottiti gli uni verso gli altri.
Erano le 4 di pomeriggio, di martedi’, a milano, gli uccellini cinguettavano.
SENTIVI cinguettare.
“chiudetevi in casa!”
Prendo la giacca e mi fiondo fuori, l’aria da figo che poteva circondarmi la persi non appena mi chiusi nell’ascensore e schiacciai il bottone del piano terra. “sei proprio un idiota Alex” pensai.
A 100 metri dal mio portortone corre un’arteria principale della citta’, con una stazione di polizia; non che in realta’ volessi andarci, anche in queste situazioni il pudore la fa da padrone; non avrei mai sopportato lo sguardo supponente di un agente che mi dice “e lei e’ venuto qui solo per questo? La prego torni a casa ed aspetti.”
Sbuco sul vialone che sembrava un’istantanea. file interminabili di macchine, immobili, ma quello che colpiva di piu’ era come tutti, me compresi, fossero in un’indiscrevibile stato di calma quasi onirica.
Non era come nei film dove quando succede qualcosa di anormale si scatenano psicosi di massa, ne c’era alcun eroe che cercava di tranquillizzare la gente.
La gente era gia’ tranquilla, tutti ,credo, in fondo, ci aspettavamo che tutto stesse per tornare a posto. Del resto e’ sempre cosi’ no? c’e’ sempre qualcuno che sistema le cose quando non vanno.
Il tempo di dare uno sguardo in giro e vedo gia’ un capannello di persone fuori dal commissariato. Ok non saro’ l’unico a prendersi una rispostaccia allora.
Dopo qualche minuto di attesa esce un agente con un megafono.
Idiota.
Qualche secondo per assimilare il fatto che quell’attrezzo non funziona e comincia a gridare.
“Signori, ogni tipo di comunicazione e’ interrotta, radio, telefoni, tv, non trasmettono nulla, semplicemente perche’ non si accendono! Ora preghiamo tutti di andare verso casa propria, o di parenti, o di amici, insomma la piu’ vicina sistemazione possibile; e’ presto per dichiarare uno stato di emergenza, e probabilmente non ce ne sara’ mai bisogno, ma ogni sei ore attaccheremo un bollettino fuori dal commissariato con le ultime nov..”
A interrompere l’agente non fu una domanda, bensi il fragore di una vetrina rotta. cinque ragazzotti a 300 metri di distanza circa avevano capito che non c’era occasione migliore per rifarsi un po’ del proprio guardaroba. Dal commissariato escono 3 altri agenti, fulminei si mettono alla rincorsa dei ragazzotti.
Bene, e’ proprio ora di tornare a casa!
torno sui miei passi.
“Come finira’?”
“Bene, per forza” risponde Paolo.
E continuo a sentirli confabulare dal balcone mentre sgranocchiano patatine in salotto. E’ sera inoltrata ormai e mani in tasca scruto l’orizzonte per vedere una luce, niente, per sentire un rumore, nulla. Solo voci, indistinte nel buio, gente che parla, discute, e le prime, gia’, che si disperano.
Poi un grido.
Mi volto in basso a sinistra, e’ una donna.
Guarda in alto, il viso e’ una maschera di ghiaccio.
La vedo.
Vedo il viso. Ma la luce da dove..
Alzo lo sguardo.
“porco cazzo!!”
Ancora mi accorgo solo all’ultimo dell’arrivo dei miei “coinquilini”, ma stavolta me ne accorgo per via delle unghie della mano terrorizzata di veronica che mi stringono il braccio. Tuttavia non mi volto, ne’ parlo, sto guardando la prova che ormai spazza ogni residuo di ottimismo e speranza, stavo guardando il cielo, e il cielo bruciava di linee cremisi che impietosamente lo fendevano da un orizzonte all’altro.
“li scopriremo..”
“cosa?” mi risponde una voce spezzata dal pianto.
“..gli effetti dell’inversione dei poli.” Risponde una voce che a stento riconosco come mia.